IL DIARIO

PICCOLA EAST SIDE GALLERY A LUGANO

A Lugano i negozi erano chiusi da poco e noi salivamo la via che porta al trenino. Tu da un lato io dall’altro. Ma poco prima di arrivare in cima abbiamo visto tutt’e due quell’omino dipinto sul muro. Ci siamo fermati a guardarlo e io ho perso la corsa delle 19 e 55. Il dipinto ci ha fatto ricordare altri omini simili su un altro muro: il più famoso.

Tu mi hai detto – Sai che non l’ho mai visto? il Muro dico… e tu?-

A quella prima domanda ti ho risposto.

– E com’è?- mi hai poi chiesto.

Ma io non volevo perdere la corsa delle 20 e 10.  Faceva freddo quella sera, il cielo era denso. Ci siamo salutati. Non ci siamo più incontrati.

Com’è il Muro – pensando a quando andrai a vederlo – te lo scrivo oggi, qui.

Arriverai a Berlino e molto probabilmente anche tu alzerai la testa verso il cielo, e ti accorgerai che li, il cielo, è diverso da tutti gli altri d’Europa. Non è distante, si immerge in tutta la città. Ne fa parte. E poi, dopo aver visto il cielo, molto probabilmente girerai senza meta per poter assaporare passo dopo passo questa città così diversa dalle altre, perché è antica ma non è un fossile. Questo rende ubriachi di berlinità. Potrai passeggiare così per giorni sino a quando, magari con un bratwurst sotto i denti, ti accorgerai di una cicatrice proprio sotto i tuoi piedi. Una cicatrice che non si ferma mai, che ogni tanto si nasconde sotto una nuova architettura per poi riaffiorare e continuare il suo cammino, e tu con lei. Un po’ da un lato e un po’ dall’altro. Poi scoprirai una targa che dice Berliner Mauer e poco dopo, una scheggia del cemento armato più famoso del mondo,  alta tre metri, dove i ragazzi appiccicano le proprie gomme masticate. La guarderai prima da un lato, poi dall’altro. Rimarrai stordita. Cercherai di capire se questo lato era a est o a ovest, ti girerai, guarderai prima da un lato, poi dall’altro e ti accorgerai che c’è solo Berlino. E vedrai solo persone.

Avrai voglia di sapere e di capire. Sapere tutto quello che sino ad ora non ti hanno raccontato. Ma per capire dovrai trovare il modo di andare a cena una sera con dei berlinesi. Per il momento potrai rimandare la tua “sete di muro” e continuare a impregnarti di sensazioni e colori. Berlino al tramonto ti incanterà. Per me la cena c’è stata e se anche tu avrai questa fortuna e vorrai far cadere il discorso sul muro dovrai essere attenta. In Germania le colpe non si delegano, le si fanno proprie. Insomma, quando il discorso arriverà, arriveranno anche i ricordi,  e in mezzo ai ricordi dovrai muoverti con discrezione. Rivedo ancora le facce di quella sera quando Alessandro, un mio amico artista che era con me e che ora vive lì, pose la fatidica domanda: – Ma allora… dove si stava meglio? A Berlino Est o a Berlino ovest? –

– Se ti tagliassero in due, quale delle due parti starebbe meglio?  disse seccamente Anke.

Il Muro, comunque, per capirlo, deve essere vissuto. Vai in Mühlenstrasse. Qui, da un lato viene dipinto da artisti, rimbiancato e ridipinto da altri artisti. Continuamente. Questo adesso è il vero senso del muro. Non è solo un monumento, non è solo un memoriale, ma grazie all’arte viene tenuto in vita e con lui rimane vivo il ricordo, l’orrore e l’errore. Il non distruggere e abbattere totalmente un simbolo terribile, permette di essere consapevoli di ciò che c’è stato. Queste schegge e questi monconi di cemento armato sono l’emblema di chi ha risposto con la sensibilità, alla violenza, all’arroganza e alla stupidità. Ti accorgerai che il modello della vendetta non è riuscito a impossessarsi di chi vive sotto questo cielo.

Ti accorgerai che anche tu starai vivendo sotto il cielo di Berlino.

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